Tumori infantili e attività fisica
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Tumori infantili e attività fisica

L'attività fisica giova anche ai bambini malati oncologici, ecco perché l' American Cancer Society (ACS) e il Children Oncology Group (COG) hanno stilato delle linee guida per il mantenimento di uno stile di vita attivo

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Tumori infantili e attività fisica

Principali tumori infantili, epidemiologia, eziologia e trattamento

I tumori infantili rappresentano una delle cause di morte più frequenti in età pediatrica nonostante l’aumento dell’incidenza, registrato in Italia fino a metà degli anni Novanta, si sia arrestato.
AIRTUM, l'Associazione Italiana Registri Tumori, stima che per il quinquennio 2016-2020, in Italia, saranno comunque diagnosticate 7.000 neoplasie tra i bambini e 4.000 tra gli adolescenti, in linea con il quinquennio precedente.
(Associazione Italiana Registro Tumori –AIRTUM– & Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica –AIEOP–, 2012).

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Le tipologie di tumori che si riscontrano in età pediatrica sono diverse da quelle rilevate nell’età adulta per sede di insorgenza, velocità di accrescimento, caratteristiche istopatologiche e modalità di risposta ai farmaci antitumorali (ASLTI, n.d.).
I più diffusi, in riferimento alle fonti dell’AIRTUM aggiornate al 2016, risultano essere le leucemie tra cui la leucemia linfoblastica acuta, seguite dai tumori del Sistema Nervoso Centrale e dai linfomi.
È importante riportare che negli ultimi anni il tasso di mortalità è fortemente diminuito, in particolare i tumori del sangue hanno un tasso di sopravvivenza che si aggira intorno all’85%.

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⇒ Leucemia Linfoblastica Acuta

Epidemiologia

In Italia si registrano 640 nuovi casi l'anno, ma la percentuale di guarigione è alta, intorno all'80%. In relazione ai soggetti di età inferiore ai 15 anni, si registrano 40 nuovi casi l'anno, con un picco d'incidenza tra 2-4 anni.

Eziologia

È sconosciuta tranne rari casi (esposizione a radiazioni ionizzanti, pregressa CT, condizioni genetiche predisponenti, infezioni virali es.: in Africa virus di Epstein Barr per B-ALL). La sede colpita è il midollo osseo.

Trattamento

Si cura attraverso la chemioterapia. L'iter terapeutico si compone di quattro tappe:

  • Induzione
  • Consolidamento
  • Reinduzione
  • Mantenimento

Le prime tre fasi durano nel complesso 6-8 mesi e si alternano a periodi più o meno lunghi di ricovero e di Day Hospital. Con l'inizio della fase di mantenimento, si prosegue ambulatorialmente per 18 mesi. In totale il percorso dura 2 anni.

Il midollo osseo, durante le terapie, presenta una depressione della sua funzione con conseguenze come: anemia, piastrinopenia e diminuzione del numero e della funzione dei globuli bianchi.
Per questo, nel periodo delle terapie, il bambino non può svolgere le normali attività come i suoi coetanei: non può andare a scuola ma deve frequentare quella dell'ospedale, non può uscire in luoghi pubblici affollati, deve mangiare prevalentemente cibi cotti, il tutto per evitare infezioni di ogni tipo, perché durante la chemioterapia possono aggravarsi più facilmente.
Arrivando alla terapia di mantenimento si può tornare alla normalità: tornare a casa e a scuola ad esempio. Al termine di questa ultima fase, vengono predisposti controlli ambulatoriali per almeno 5 anni, al termine dei quali il bambino viene finalmente dichiarato "guarito".

⇒ Linfoma Di Hodgkin (LH)

Epidemiologia

In Italia ci sono 90-100 nuovi casi l'anno, con 4-8 casi l'anno per 10.000.000 soggetti di età inferiore ai 15 anni. LH rappresenta circa il 17% delle neoplasie in età pediatrica con prevalenza per il sesso maschile fino al decimo anno d'età.
Il picco di incidenza avviene nella seconda decade di vita, mentre è estremamente raro nei primi 5 anni. La percentuale di guarigione è maggiore dell'80% dei casi.

Eziologia

Sconosciuta, ma rimane valida l’ipotesi infettiva in qualche caso.

Trattamento

L'iter terapeutico è costituito da chemioterapia svolta in regime di DH, con la frequenza all’incirca di due accessi mensili, seguita da alcune sedute di radioterapia alla fine del trattamento.
La limitazione della vita di relazione del paziente è minore che in altre patologie, in quanto non viene impedita la frequenza scolastica dalla scuola primaria in poi.

⇒ Neuroblastoma

Epidemiologia

I tumori del sistema nervoso simpatico sono il 7% dei tumori infantili e nella maggior parte dei casi (95%) sono diagnosticati prima dei 5 anni. Un’incidenza pari a circa 6.5-10.5 nuovi casi l’anno per 1.000.000 di soggetti d’età inferiore ai 15 anni.

Eziologia

Le cause non sono del tutto note anche se in genere sono imputabili a cause genetiche ma non ereditarie. Vi sono alcuni geni sospettati tra cui oncogeni e altri oncosopressori.

Trattamento

Nelle forme più precoci può essere sufficiente la chirurgia, che rimuove l’intera massa tumorale. Nelle forme più estese o aggressive invece la chemioterapia viene associata alla terapia chirurgica prima o dopo.
In forme particolarmente aggressive si somministra il trattamento ad alte dosi di chemioterapia prima della chirurgia e un trattamento radioterapico post chirurgico e ancora chemioterapia, il trapianto di cellule staminali e infine una terapia di mantenimento con fattori biologici (terapia con acido retinoico).

(Associazione siciliana lotta leucemia e tumori dell’infanzia-ONLUS (ASLTI), n.d.; Associazione Italiana Ricerca sul Cancro, n.d.).

I trattamenti per le diverse forme tumorali sono principalmente tre:

  1. Chemioterapia
  2. Radioterapia
  3. Chirurgia

I potenziali effetti negativi sono brevemente elencati nella Tab.3.

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Attività fisica e prevenzione delle malattie croniche

A lungo termine, questi bambini hanno un più alto rischio di sviluppare malattie croniche rispetto ai coetanei sani1.
È stato ampiamente dimostrato il maggior rischio di sviluppare sovrappeso e obesità, oltre che malattie cardiovascolari e metaboliche2. Da tali studi si può evincere quanto sia importante il mantenimento di uno stile di vita sano, attraverso la dieta e l’attività fisica, per la prevenzione degli effetti collaterali.

Purtroppo tali complicanze impattano negativamente sullo svolgimento delle varie attività quotidiane e di qualsiasi forma di attività fisica alzando le percentuali dei livelli di sedentarietà, negli adulti sopravvissuti al cancro diagnosticato in età infantile e nei bambini con tumore, le quali variano dal 20 al 52%3-4.

Questo significa che la maggior parte di questi pazienti non segue le linee guida per il mantenimento di uno stile di vita sano e può così avere una maggiore probabilità di sviluppare gli effetti collaterali a breve e lungo termine relativi alle terapie.5

Gli alti livelli di inattività fisica riscontrati nei bambini, fin dalla diagnosi, possono dipendere da diversi fattori6:

  • La patologia diagnosticata
  • I trattamenti terapeutici e i relativi effetti negativi
  • I bassi livelli di autostima, di fiducia in se stessi e nelle proprie capacità
  • Un approccio eccessivamente prudente da parte dei genitori, educatori e medici

I soggetti più esposti a sviluppare maggiori livelli di inattività hanno una o più delle seguenti caratteristiche7:

  • Subìto alte dosi di irradiazione a livello del cranio
  • Avuto un trattamento con agenti chemioterapici specifici (ad esempio: antracicline, platino, etc)
  • Subìto amputazioni
  • Sesso femminile
  • Problemi neurocognitivi
  • Elevata percezione di stanchezza cronica legata alla malattia (fatigue)

I diritti del bambino in ospedale e le linee guida internazionali per lo stile di vita

Alla fine degli anni novanta si inizia a porre una nuova attenzione ai malati e a considerarli innanzitutto come persone, con i loro diversi bisogni. A livello mondiale nel 1996 l’American Society of Clinical Oncology (ASCO) ha definito due obiettivi rispetto al trattamento antineoplastico: i "cancer outcome", cioè i risultati dei trattamenti farmacologici (es. la percentuale di risposta) e i "patient outcome" (Fetting et al., 1996).
Questi ultimi sono i risultati che riguardano il paziente, si riferiscono cioè alla sua qualità di vita e al benessere psicofisico, che sono influenzati dai seguenti fattori:

  • Sintomi legati alla malattia o alla tossicità dei trattamenti
  • Lo stato psicologico ed emotivo
  • L’interazione sociale
  • L’attività fisica.

Si inizia in questo modo a dare importanza alla cura del malato, concependolo come una persona nella sua globalità e quindi con bisogni relativi alle diverse sfere che lo compongono.

A partire dagli anni Novanta, in Europa, si è compiuto un grande passo anche nei confronti dei bambini affetti da malattie, con il riconoscimento dei diritti del bambino malato. Nel 1993 l’EACH - European Association for Children in Hospital - stilò 10 principi che riguardano il bambino in ospedale, facendo frequenti riferimenti alla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia. In particolare l’art. 3, di tale Convenzione, sottolinea l’importanza del benessere del bambino e della predisposizione di servizi efficienti incentrati su di lui, facendo riferimento alle sue principali attività: il gioco e l’istruzione, che devono essere svolte in luoghi adatti, costruiti "a misura di bambino". Viene riportata in appendice per esteso la Carta dei Diritti del Bambino in Ospedale.

Nel corso degli anni Novanta e Duemila iniziarono ad essere svolti studi relativi ai bambini con diagnosi di tumore, con una particolare attenzione agli effetti collaterali a livello fisico e psicologico del cancro e delle terapie, in particolare in bambini cosiddetti "sopravvissuti o guariti" (Schwartz, 1999). Si nota infatti un cambiamento nell’approccio al trattamento della malattia neoplastica in cui l’obiettivo inizia ad ampliarsi, oltre a guarire i piccoli pazienti, si vuole preservare la migliore qualità di vita possibile. Tale obiettivo diviene ancora più pregnante se i pazienti sono in fase di sviluppo in quanto ogni conseguenza delle cure può diventare un fattore condizionante la loro qualità di vita futura (Adducci & Poggi, 2011).

A partire da questo interesse, enti internazionali come l’American Cancer Society (ACS) e il Children Oncology Group (COG) hanno dato il loro contributo stilando delle linee guida da seguire per mantenere uno stile di vita adeguato. In particolare l’ACS, ritenendo l’attività fisica fondamentale anche durante il trattamento del tumore, raccomanda a chi già svolge attività fisica di proseguirla e a chi ha uno stile di vita sedentario di iniziare a praticarla a bassa intensità. Le linee guida del COG8, invece, si riferiscono a persone che hanno terminato i trattamenti da due o più anni.

Tra queste vi è una sezione rivolta esclusivamente a bambini, adolescenti e giovani adulti, con suggerimenti sull’alimentazione e sull’attività fisica9. Di seguito sono riportate le indicazioni riguardanti la pratica dell’attività fisica:

  • Ricomincia lentamente
  • Non praticare attività che sono troppo stancanti o che ti sottopongano al rischio di uno sforzo muscolare troppo intenso
  • Inizia il tuo piano d’esercizio con un riscaldamento all’inizio e defaticamento alla fine, ad esempio con stretching e movimenti lenti
  • Usa una corretta postura negli esercizi
  • Svolgi l’attività e fermati quando sei stanco, ma non devi avere dolori
  • Identifica i muscoli che vuoi rinforzare e scegli gli esercizi, che ti permettono di lavorare su di essi
  • Per evitare infortuni usa l’attrezzatura e scarpe adeguate
  • Evita di praticare la corsa, il ballo, in superfici dure come l’asfalto
  • Aumenta il carico del tuo lavoro per non più del dieci percento a settimana
  • Aonsultati con lo staff medico prima di iniziare un piano di esercizi o prendere parte ad attività sportive o ricreative
  • Per i bambini: impegnatevi 60 minuti, o più, al giorno in attività fisica, da moderata a vigorosa, per cinque, o più, giorni alla settimana.

A sostegno dell’importanza di uno stile di vita corretto nei bambini con tumore e nei "sopravvissuti" vi è un manuale di importanza internazionale, il POEM (Pediatric Oncology Exercise Manual). Il documento è stato redatto da un gruppo di esperti canadesi e raccoglie le più recenti ricerche sui principi, metodi e strumenti per proporre programmi di esercizio a bambini con patologie oncologiche e per incentivare nuove ricerche in questo campo.

Il POEM è in formato e-book ed è possibile ottenerlo in modo gratuito. Il manuale è stato realizzato in due volumi: uno rivolto ai familiari e uno ai professionisti che lavorano proponendo l’esercizio fisico ai bambini con patologie oncologiche. Nella versione rivolta ai professionisti viene dedicata una prima parte alla descrizione delle forme tumorali più diffuse con riferimento agli effetti collaterali delle terapie e le complicanze che hanno sull’attività fisica da essi praticata.

Gli esperti proseguono con la formulazione delle linee guida generali per la prescrizione dell’attività fisica in oncologia pediatrica. In Canada è una normale consuetudine avere una palestra in cui i bambini in ricovero possano svolgere attività motoria, questo può essere un esempio per un Paese come l’Italia in cui gli ospedali attrezzati per questo tipo di proposte risultano essere pochi10.

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