Le problematiche dell’obesità infantile
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Le problematiche dell’obesità infantile

La familiarità nell’obesità infantile è abbastanza comune, infatti basterebbe guardare i genitori per intuire la loro influenza e “causa” su tale patologia del bambino. Questa, insieme ad altri aspetti rilevanti, rientra nelle problematiche di quella che viene definita “epidemia”.

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Le problematiche dell’obesità infantile

Che cos’è l’obesità?

L'Organizzazione Mondiale della Sanitha lanciato l'allarme, parlando dell'obesitcome di un'epidemia. In Europa si stima che più della metà della popolazione adulta sia al di sopra della soglia di sovrappeso e che il 20-30% degli adulti rientri all'interno della soglia clinica dell'obesità. In Europa un bambino su cinque è in sovrappeso oppure obeso. In Italia la percentuale di bambini sovrappeso è del 20% mentre i bambini obesi rappresentano il 4%.

L'incidenza dell'obesità è maggiore nella fascia d'età compresa tra i 6 e i 13 anni e sono colpiti soprattutto i maschi. Il problema è ancora più grave negli Stati Uniti dove le percentuali di individui obesi o sovrappeso è doppia rispetto all'Europa. L'obesità ha spesso un'origine lontana, nell'infanzia, tanto che l'obesità adulta non è altro che la persistenza dell'obesità infantile. Degli studi retrospettivi hanno evidenziato che il 25% dei casi di obesità nei bambini e negli adolescenti ha avuto inizio nel primo anno di vita, il 50% prima dei 4 anni e il 75% prima dei 6 anni.

Per quanto riguarda i bambini in genere vengono definiti sovrappeso quelli con un peso che supera del 10-20% il peso ideale, mentre vengono definiti obesi i bambini che superano il peso ideale di oltre il 20%1. L'aumento ponderale dei bambini si calcola con riferimento alle tabelle dei percentili, che sono dei grafici che riuniscono i valori percentuali di peso e altezza, facendo distinzioni di sesso ed età. La crescita è nella norma se si pone intorno al 50° percentile. L’obesità essenziale è una condizione clinica caratterizzata da un eccesso di tessuto adiposo. L’obesità può essere definita come un eccesso di tessuto adiposo in grado di indurre un aumento significativo di rischi per la salute (malattie cardiovascolari, pressione alta, diabete, ipercolesterolemia).

“Fenomeno più multifattoriale, su cui incidono la qualità dell’alimentazione, lo stile di vita fisicamente attivo, fattori emotivo-affettivi. Il BMI (indice di massa corporea) è il modo più semplice per definire uno stato di obesità/sovrappeso, ci dà differenze di genere e di età, ma ci sono anche differenze di status socio-economico, di tipo genetico e comportamentale. Per l’adulto abbiamo a nostra disposizione l’Indice di Massa Corporea (IMC o Body Mass Index: BMI), espresso dal seguente rapporto: IMC= Peso (in Kg)/ Altezza (in Metri).
Per esempio, un individuo di 70 Kg alto 1.80 metri, possiede un indice di massa corporea pari a: 70/1.80 = 70/3.24 = 21.60”2

Un adulto è definito obeso quando possiede un Indice di Massa Corporea superiore a 30. Vengono qui di seguito riportati i valori di IMC corrispondenti agli stati di sottopeso, normopeso, sovrappeso e obesità per l’adulto. Nel bambino, il discorso è più complesso, perché il suo Indice di Massa Corporea risulta in continua evoluzione, in perenne cambiamento. Ogni fase evolutiva dell’infanzia risulta estremamente dinamica, ed è caratterizzata da un suo trend di accrescimento: cioè ci sono periodi dell’infanzia in cui i bambini crescono di più ed altri periodi in cui l’accrescimento è, fisiologicamente, inferiore. Per cui il BMI non può, in età evolutiva, essere visto come un parametro statico. In tal senso ci vengono in aiuto le Tavole dei Centili, cioè curve ottenute da studi epidemiologici che descrivono graficamente l’andamento dell’IMC nelle diverse età della vita nei due sessi. Un bambino viene definito in sovrappeso quando il suo Indice di Massa Corporea, calcolato con la formula esposta per gli adulti, ricade tra il 90° e il 95° percentile delle curve rappresentate nel grafico sovrastante.

Se, invece, l’IMC è superiore o uguale al 95° percentile il soggetto può essere definito obeso. Per intenderci: un bambino di 2 anni con IMC uguale a 19.3 è un bambino obeso, e lo stesso dicasi per un ragazzo di 13 anni con IMC pari a 25.1. Entrambi i valori riportati ricadono, infatti, sulla curva del 95° pc.

Ad esempio, se mio figlio ha 10 anni ed è alto 1.40 m e pesa 32 Kg, possiede un IMC = 32/1.40 =16.32. Incrociando, sul grafico dei centili, l’età (10 anni) e l’8 valore di IMC ottenuto (16.32), mi ritroverò un punto localizzato tra la curva del 25° e quella del 50° pc, cioè in una situazione di perfetta normalità.

Vi sono delle scale che indicano i cosiddetti CUTOFF, ovvero i valori soglia al di sopra o al di sotto dei quali si ha la dichiarazione che un soggetto sarà probabilmente in sovrappeso in età adulta. È una scala che consente di collocare il bambino in un’ipotetica cornice di pericolo, quindi servono a classificare normopeso, sovrappeso, obesi, differenze di età e differenze di genere. In modo abbastanza arbitrario, si può parlare di sovrappeso quando un bambino ha un peso superiore del 20% rispetto a quanto ci si dovrebbe attendere per il suo valore di altezza.

Tuttavia, questa regola ha dei limiti evidenti, perché una variazione del peso corporeo può dipendere anche dalla struttura fisica e dalla composizione corporea dell’individuo, per cui l’apparente eccesso di peso può essere dovuto a un eccesso di massa muscolare o di massa ossea, e non necessariamente ad un eccesso di massa grassa.

Le cause dell’obesità

I geni possono influire sull’assunzione di cibo in modi molto diversi, tra cui1) un’anomalia genetica del centro della fame, nel regolare la riserva nutritiva ad un livello basso oppure alto, e 2) un’anomalia ereditaria dei fattori psichici che possono stimolare la fame stessa, oppure che possano indurre a mangiare di più, come mezzo per ridurre la tensione nervosa. Le persone obese hanno cellule adipose più grosse e più numerose. La riproduzione cellulare tende a realizzarsi precocemente nella vita, ma insorge anche nella vita adulta quando le cellule adipose esistenti sono molto dilatate.

“L’obesità infantile è legata all’obesità familiare, infatti se uno dei due genitori o entrambi è obeso, il bambino ha un rischio maggiore di essere obeso. Tutti e due i genitori sembrano influenzare il rischio di obesità; ci sono diversi fattori come l’ambiente, lo stile di vita, abitudini alimentari, sedentarietà che influiscono sull’aggregazione familiare di obesità”.3

La comparsa dell’obesità dipende quindi da diversi fattori combinati tra di loro, come gli aspetti genetici, comportamentali e ambientali. Le abitudini alimentari e l’attività fisica sono caratterizzati da uno schema familiare, è molto chiara la correlazione fra gli apporti dei nutrienti nei genitori e nei loro figli, tenendo conto che le abitudini alimentari dei genitori influiscono molto l’apporto alimentare dei bambini.

Il comportamento materno influenza molto l’atteggiamento alimentare e lo stile di vita del figlio e quindi il suo peso corporeo durante l’infanzia e con l’avanzare dell’età, l’obesità materna si associa con il tempo trascorso guardando la televisione, che contribuisce allo sviluppo della sedentarietà nel bambino e allo squilibrio energetico. Esiste un rapporto tra il peso eccessivo alla nascita e la probabilità di sviluppare un’obesità in età infantile, il legame tra il peso neonatale e l’obesità in età adulta è influenzato da numerosi fattori confondenti come il grado di obesità dei genitori e il livello socio-economico.

È difficile, nel momento in cui si voglia pensare ad ipotesi eziologiche (causali), distinguere tra la familiarità in termini genetici e familiarità in termini di scorrette abitudini alimentari. È in ogni caso fuori di dubbio che avere uno o entrambi i genitori sovrappeso aumenti la probabilità che i figli abbiano lo stesso problema.

Un'indagine Istat ha rilevato che il 18% dei ragazzi rischia di essere sovrappeso o obeso nel caso in cui nessuno dei due genitori manifesti questo problema. La percentuale sale al 24,8% nel caso il problema sia presente nel padre e al 25,4% se presente nella madre, per arrivare al 34% in caso di entrambi i genitori sovrappeso o obesi. Si ritiene che le differenze tra bambini e adolescenti normopeso e obesi risiedano nella difficoltà di questi ultimi a discriminare i loro stati fisiologici di fame e sazietà. Questa difficoltà ha origine da una situazione caotica relativa alla nutrizione. I bambini molto piccoli non riescono a discriminare come gli adulti i loro stati fisiologici.

I bambini sentono uno stato di malessere, di tensione e cercano di comunicarlo col pianto. Le madri, in genere imparano molto presto a riconoscere il tipo di pianto del loro bambino. Quando una madre riesce a cogliere le diverse necessità del bambino, non solo fornirà al bambino le cure di cui ha bisogno che potranno essere di volta in volta legate alla sete, al pannolino bagnato, al bisogno di essere preso in braccio o di condividere l'attenzione su un oggetto, ma permetterà al figlio di imparare a discriminare tra i suoi stati fisiologici.

Spesso le madri di bambini e futuri adulti obesi hanno troppo spesso risposto al malessere o alle comunicazioni del bambino, con un'offerta indiscriminata di cibo, non consentendo al loro piccolo di imparare a discriminare la fame dalla sazietà e da altri bisogni. Questo comportamento si riproduce poi nel tempo. I bambini, gli adolescenti e gli adulti che hanno sperimentato questa situazione caotica avranno in seguito la tendenza ad assumere cibo ogni qual volta si troveranno di fronte ad uno stato di malessere, tensione o qualsiasi stato che essi non riescono a differenziare. Lo stesso trattamento che hanno ricevuto dalle loro madri che rispondevano col cibo a qualsiasi loro richiesta.

Diverse forme di obesità e le conseguenze

Obesità endogena: la più frequente causa di questo tipo di obesità è quella endocrina, in particolare l’ipotiroidismo acquisito, il deficit di ormone della crescita-isolato ai deficit di altri ormoni ipofisari. Queste malattie sono responsabili di obesità endogena e si combina anche un rallentamento della crescita staturale. Altre sindromi possono presentarsi sempre con obesità legata a bassa statura e sviluppo puberale ritardato o ritardo mentale.

Nella sindrome di down, la bassa statura è una caratteristica tipica, ma mentre l’obesità non si presenta sempre ma può manifestarsi occasionalmente. Obesità esogena: questo tipo di obesità è riconducibile a uno squilibrio tra le calorie assunte con il cibo e le calorie consumate per produrre energia e nei bambini per sostenere la crescita corporea. “L’obesità esogena essendo il risultato di un’interazione fra aspetti genetici, ambientali e psicologici e spesso sono presenti disturbi alimentari e affettivi e problemi psicosociali.”4

Molti ragazzi obesi mangiano di più dei ragazzi normopeso, ma questo non è sempre vero, dato che ci sono soggetti obesi che mangiano meno rispetto ai ragazzi normopeso. Questo può essere spiegato da un diverso metabolismo e una diversa capacità di bruciare calorie. Poca attività fisica può essere un fattore di rischio per il sovrappeso, infatti i bambini obesi praticano poca attività motoria e così non consumano abbastanza calorie quando la praticano. I bambini con questo tipo di obesità tendono ad essere più alti dei loro coetanei e ad avere una maturazione ossea avanzata e certe volte un anticipo di pubertà.

Obesità psicogena: forse il fattore psicogeno che più comunemente contribuisce a determinare l’obesità è la credenza molto diffusa che per stare bene sia necessario mangiare tre pasti al giorno e che ognuno di questi pasti debba dare sazietà. Molti bambini sono costretti da genitori che sollecitano ad avere questo tipo di abitudine alimentare, che continua ad essere usata per tutta la vita. Si sa che alcune persone acquistano peso nel corso, o in seguito a situazione drammatiche, come una malattia grave o anche uno stato depressivo mentale.

Sembra che l’atto in sé del mangiare serva spesso a eliminare uno stato di tensione. In seguito si possono avere conseguenze psicologiche nei bambini/adolescenti che possono essere discriminati in quanto diversi ed essere emarginati dai coetanei, specie le ragazze nella fase di sviluppo puberale (quando l’immagine corporea diventa così ‘importante’). I pregiudizi evidenti nei confronti della persona adulta in sovrappeso possono manifestarsi anche durante l’adolescenza. Molti bambini hanno una bassa autostima di sé, problemi di socializzazione con i loro coetanei e vengono descritti in termini denigratori.

Obesità monogenica: il gene della leptina è il primo gene specifico riconosciuto come fattore importante di regolazione del peso corporeo. La leptina, ormone prodotto dal tessuto adiposo, è coinvolto in un complesso circuito di ormoni neurotrasmettitori che controllano l’appetito. Attualmente sono state identificate diverse forme di obesità monogenica e la maggior parte coinvolge il pathway di regolazione leptina-melanocortina. I geni noti comprendono leptina, recettore della leptina, propiomelanocortina, pro-ormone convertasi 1, recettore 3 e 4 della melanocortina, fattore di trascrizione SIM1, ma l’elenco è in continuo aumento e comprende i polimorfismi dei geni dell’insulina. Mutazioni in omozigosi per alcuni dei geni nominati producono obesità grave, precoce, in genere associata a fenotipi caratteristici (ipogonadismo nel deficit di leptina, capelli rossi e ipocortisolismo nel deficit di POMC).

La mutazione MC4R del recettore della melanocortina è la causa nota più frequente di obesità monogenica e dà ragione del 4% delle cause di obesità precoce grave. La mappa genetica dell’obesità umana continua a espandersi e sempre più geni e regioni cromosomiche risultano legate a essa. Ciascun cromosoma, a eccezione del cromosoma Y, ha dei loci correlati con il fenotipo dell’obesità. Alcuni geni sono stati identificati come specifici dell’obesità viscerale, ma la maggior parte dei geni coinvolti nell’obesità è ancora sconosciuta.

In considerazione di queste osservazioni è molto probabile che l’obesità pediatrica sia un disordine poligenico con una suscettibilità determinata da complessi fattori genici. Il bambino obeso ha diversi problemi fisici associate allo stato di obesità come: una maggiore facilità ad ammalarsi, una maggiore frequenza di malattie infettive respiratorie, dermatiti a livello delle pieghe cutanee. Ma può avere anche disfunzioni a livello endocrino-metabolico, cardio-circolatori e respiratori, osteo-articolari.

L’obesità infantile può portare ad una serie di complicanze, come disturbi dello sviluppo scheletrico associato all’eccessivo sovraccarico e ciò può portare a piedi piatti e ginocchio valgo (che tende verso l’interno) e tibia vara (che tende verso l’esterno). Non solo questi problemi di carattere ortopedico ha il bambino obeso, molto frequentemente soffre di respirazione difficoltosa(dispnea) dopo attività fisica, dovuto all’aumento delle richieste metaboliche per uno specifico sforzo, ma si nota anche una mancanza di respiro spesso notturna (sleep apnea) dovuta a una ridotta saturazione di ossigeno e a una ridotta ventilazione centrale.

L’aumento del grasso corporeo nella regione superiore del corpo rispetto a quella inferiore è più probabilmente associata all’insorgenza di diabete mellito, ipercolesterolemia (con aumento della frazione LDL e diminuzione di quella HDL), disturbi della percezione dell’immagine corporea, che tendono a continuare in età adulta.

Però il bambino obeso rischia di andare incontro ad aggravamenti come patologie cardiovascolari, ipertensione, artrosi che si manifestano in ritardo, ma anche problemi psicologici come timidezza, sfiducia in se stessi e senso d’inadeguatezza. Quando sono presenti altre malattie, che dipendono dall’obesità, la riduzione ponderale migliora quasi sempre queste malattie secondarie. Nella maggior parte dei casi, può essere sufficiente il semplice cambiamento dello stile di vita sia per correggere le malattie associate sia per ridurre il peso corporeo.

“L’aumentata attività fisica è in grado di migliorare sensibilmente il quadro lipidico, determinando una riduzione del colesterolo totale e un aumento del colesterolo protettivo HDL. Il trattamento di prima scelta del diabete di tipo 2 è rappresentato dalla dieta e dall’esercizio fisico (almeno 20 minuti al giorno). I disturbi respiratori nel sonno possono determinare, con il tempo, una scarsa resa scolastica”5. In queste situazioni, la perdita di peso è essenziale. In conclusione, per avere un successo duraturo la cura dell’obesità infanto-adolescenziale, qualunque essa sia, deve coinvolgere tutti i componenti della famiglia. Le sane abitudini di vita (alimentari e legate all’attività fisica) devono essere acquisite nell’ambiente di casa, grazie all’esempio dato dai genitori.

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