Infortuni negli sport da combattimento
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Infortuni negli sport da combattimento

Definizione e classificazione degli infortuni sportivi e della loro gravità. Quali sono gli infortuni più comuni negli sport da combattimento? La riabilitazione fisica e psicologica

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Infortuni negli sport da combattimento

Un infortunio sportivo è definito tramite l'eziologia (analisi di eventuali correlazioni tra tipologie di mezzi utilizzati per l'allenamento) e la diagnosi (la tipologia del trauma).
Gli eventuali infortuni sono eventi che si possono verificare nel corso delle sedute di allenamento o durante la competizione sportiva.
L'aspetto fondamentale della maggior parte degli infortuni è legato agli effetti che questi provocano sulla prestazione agonistica e sulle sessioni d'allenamento. Di conseguenza viene definito infortunio la lesione o il dolore che impedisce all'atleta la completa e piena partecipazione ad una seduta d'allenamento o ad un match.

Bisognerebbe considerare anche la gravità dell'infortunio. La classificazione avviene in base alla durata dell'assenza dalle sessioni di allenamento e dagli incontri, secondo quattro categorie:

  1. Lievi (1/3 giorni di assenza)
  2. Minori (4/7 giorni di assenza)
  3. Moderati (8/28 giorni di assenza)
  4. Maggiori ( >di 28 giorni di assenza)

n.b. viene conteggiato anche il giorno dell'infortunio.

La gravità degli infortuni inoltre viene valutata considerando gli effetti di questi sull'atleta tramite i seguenti criteri:

  1. Grado e natura dell'invalidità
  2. Implicazione a lungo termine per la salute dell'atleta
  3. Complessità del trattamento necessario
  4. Costo del trattamento e del periodo di consapevolezza e recupero

Gli infortuni sportivi che non hanno comportato effetti a lungo termine vengono inoltre classificati in base a:

  1. Giornate di degenza ospedaliera
  2. Giornate di astensione dell'allenamento e dell'attività agonistica
  3. Giornate caratterizzate da limitazioni dell'attività fisica

La traumatologia sportiva è classificata in base ai fattori di origine ossia intrinseci ed estrinseci.
Per quanto riguarda i fattori intrinseci (caratteristiche dipendenti dal soggetto e dalla sua genetica) che aumentano il rischio di lesioni ritroviamo l'età e il sesso, ma si ritrovano anche affezioni cliniche come asma, diabete, epilessia o malattie di breve durata (temperatura corporea evoluta), infortuni pregressi (recidiva), lassità legamentosa, l'inesperienza tecnica.
Poi vi sono i fattori estrinseci (caratteristiche che dipendono dall'ambiente esterno, attrezzatture, azioni degli avversari) ritroviamo ad esempio l'utilizzo di calzature ed equipaggiamento sportivo inadeguato, superfici di gioco scivolose con un basso o alto coefficiente d'attrito, condizioni climatiche ed avversari irruenti. Ulteriori fattori di rischio sono rappresentati dalla scarsa illuminazione, acustica scadente, presenza di vetri, ostacoli, cartelloni pubblicitari e spettatori.

Dal punto di vista anatomico, la maggior parte delle lesioni si riscontrano in corrispondenza delle parti molli dell'apparato locomotore (muscoli, tendini e legamenti) fino ad arrivare, nei casi più gravi, a colpire articolazioni e ossa.
Gli atleti agonisti dovrebbero prestare maggiore attenzione alla prevenzione degli infortuni, in quanto potrebbero causare serie limitazioni nella carriera sportiva.

Infortuni sport di combattimento

Gli infortuni nel mondo degli sport di lotta sia da tatami che da ring sono molto frequenti, il loro trattamento richiede interventi mirati e specifici in base alla causa che li ha determinati e i danni provocati all'agonista.
I tempi di guarigione e di ripresa della attività sportiva cosi come la possibilità di tornare alle capacità agonistiche precedenti il trauma devono essere rapidi, inoltre la possibilità di una recidiva deve essere scongiurata.

Gli infortuni maggiormente diffusi nelle arti marziali sono:

  • Frattura e lussazioni di polsi, gomiti, spalle e caviglie
  • Sintomi da sparring dovuti a colpi continui e proiezioni: mal di testa, nausea, vertigini, difficoltà a ricordare
  • Stiramenti: dati dalla mancanza sessione di stretching durante gli allenamenti
  • Infortuni alle dita
  • Possono essere frequenti se ci si allena con disattenzione esponendo le dita aperte
  • Taglietti e abrasioni: sono considerati infortuni minori e sono quasi inevitabili quando si praticano le tecniche, ma bisogna sempre tenere una soglia di attenzione alta per evitare danni maggiori come al naso, alla bocca, agli occhi e ai denti

La concussione cerebrale

Fra i più gravi infortuni vi è la concussione cerebrale: è causata da un trauma diretto alla testa, faccia o collo, o indiretto in altra parte del corpo, in grado di produrre una forza di accelerazione all'interno della scatola cranica, ad esempio una caduta.
La sintomatologia post-concussiva risulta molto varia e può dar luogo ad una serie di sindromi neurologiche di diversità gravità, non necessariamente accompagnate da perdite di coscienza, le più frequenti delle quali sono l'amnesia post-traumatica, lo stato confusionale, la cefalea e le alterazioni dello stato sonno/veglia.
Accade purtroppo di frequente che tali sintomi sfumati non portino, chi ha subito una concussione, a ricorrere alle cure mediche. La concussione è, almeno nel nostro Paese, un evento clinico il più delle volte non diagnosticato o sottostimato, anche se la medicina dello sport a livello internazionale è alla ricerca di un approccio diagnostico affidabile sia per effettuare la diagnosi della concussione, sia per determinare il pieno recupero della funzionalità cerebrale per un ritorno privo di rischi all'attività sportiva.
Si può affermare che ogni cambiamento del comportamento dell'atleta a seguito di un trauma concussivo può indicare un'alterazione neurologica da tenere nel giusto conto. Strumenti molto utili nella valutazione di un atleta che ha subito una concussione cerebrale, anche al fine di programmare un suo ritorno all'agonismo, sono le indagini neuropsicologiche, posturali e, quando indicato, neuroradiologiche, sebbene sarà sempre il giudizio clinico a guidare eventuali decisioni, specie nei casi più complessi.

Il ritorno all'agonismo dovrà seguire una ripresa graduale e monitorizzata dell'esercizio fisico, possibile, tuttavia, solo quando l'atleta sarà asintomatico. Per ridurre la frequenza degli episodi concussivi e delle loro complicanze, oltre ad intervenire sui regolamenti delle discipline sportive a maggior rischio, è fondamentale educare e formare il personale che lavora in ambito sportivo.
Nel caso specifico la riabilitazione si riferisce ad un insieme di tecniche che hanno come obiettivo il ripristino delle caratteristiche, abilità, performance e capacità che caratterizzavano lo sportivo prima dell'infortunio.

La riabilitazione dello sportivo

Nell'agonista la disabilità conseguente ad una qualunque patologia assume un significato particolare, poiché, in un contesto di alta entità, l'interruzione dell'attività e la conseguente assenza dalle gare, genera nell'atleta stress ed insicurezza.
La riabilitazione dello sportivo rappresenta una branca della medicina che si avvale di un approccio multidisciplinare per trattare gli infortuni derivanti dalla pratica dell'attività sportiva.
La prima fase della riabilitazione è la fisioterapia, poi si passa alla gestione del dolore, arrivando infine allo stretching e agli esercizi con operatore e/o individuali.
Gli esercizi risultano importanti per recuperare la forza, la resistenza, la flessibilità, la propriocezione e l'equilibrio per migliorare la performance. Il passo finale è rappresentato dall'introduzione di esercizi funzionali sport specifici per guidare l'atleta al recupero del gesto e al riavvicinamento alla pratica sportiva.
Nello specifico la fisioterapia assume un significato riabilitativo quando non si limita a contribuire alla scomparsa del dolore, ma si pone come obiettivo il recupero di abilità funzionali ridotte o perse. Risulta di fondamentale importanza che il fisioterapista capisca il reale problema della lesione, come si è verificata, le principali strutture anatomiche interessate, il grado di trauma e le fasi del processo di guarigione.

Il recupero psicologico

Molte ricerche scientifiche hanno dimostrato che atleti colpiti da un grave incidente sportivo possono presentare alcuni sintomi caratteristici del disturbo post traumatico da stress come ansia, paura e depressione. Anche in seguito alla riabilitazione fisica presentano difficoltà a riprendere l'attività sportiva, per tale motivo in alcuni casi risulta necessaria la riabilitazione psicologica.
Tra i metodi che sono risultati maggiormente efficaci per riabilitare psicologicamente le persone che hanno subito gravi traumi e quindi anche gli sportivi rientra la Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso Movimenti oculari. La tecnica dei rapidi movimenti nasce da un'intuizione di una psicoterapeuta americana la quale notò che la sua ansia diminuiva se si concentrava ad osservare velocemente diversi elementi del paesaggio posti in luoghi diametralmente opposti del suo campo visivo e simultaneamente pensava al problema che in quel momento le recava disturbo, in tal modo si tal modo si neutralizzavano le sensazioni disturbanti legate alla memoria di quell'evento e vi si associavano significati costruttivi e funzionali.
La fase riabilitativa si realizza in seguito ad un infortunio allo scopo inizialmente di gestire l'infiammazione e il dolore e successivamente recuperare la funzionalità della parte lesa nonché la fluidità armonica del movimento.
La riabilitazione mira a recuperare l'integrità psico-fisica dell'atleta fino a riportarlo ai livelli di performance che lo caratterizzavano prima dell'infortunio. È fondamentale che la riabilitazione avvenga con gradualità, rispettando i tempi di guarigione e il reintegro in campo si realizzi soltanto quando lo sportivo ha recuperato totalmente la sua funzionalità.

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