La personalità e i meccanismi di difesa- quinta parte
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La personalità e i meccanismi di difesa- quinta parte

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La teoria psicoanalitica mette in luce il concetto di conflitto che nasce inevitabilmente poiché nell'essere umano esistono tendenze opposte che si scontrano. In ogni essere umano ci sono tendenze opposte che vorrebbero essere soddisfatte, cosi come esiste una realtà esterna che pone dei limiti al nostro volere. L'individuo in questo caso cerca di evitare il disagio creato dal conflitto interno e di ridurre la tensione, per fare ciò mette in atto degli anticorpi psichici che si chiamano meccanismi di difesa.

Il conflitto che nasce tra i desideri e realtà esterna produce nell'individuo uno stato di angoscia, che è di intensità variabile a seconda del modo in cui l'ambiente esercita la funzione di limite e controllo al soddisfacimento immediato della pulsione. In tale situazione nasce un conflitto tra le istanze dell' Io - Es - Super-Io, in risposta a tale conflitto l'Io fa agire i meccanismi di difesa. Essi sono dei meccanismi inconsci attuati dall'Io per difendersi e creare un compromesso per mantenere un certo grado di equilibrio e di adattamento in risposta all'ambiente. Le difese hanno la funzione di mantenere un equilibrio intrapsichico, modulando l'angoscia nata dal conflitto intrapsichico ed ambientale
Le difese psichiche sono come le difese immunitarie del nostro corpo, ed hanno molte funzioni positive: agiscono per difendere e proteggere dalla percezione di una minaccia. Sono come un salvagente che permette di salvare la persona e di andare avanti. Essi sono strumenti necessari per la tutela dell'Io e per la regolazione della vita di una persona, sono il nostro naturale sistema immunitario psichico. L'individuo che si comporta in modo difensivo cerca inconsciamente di salvaguardarsi, di evitare e di gestire l'angoscia, di mantenere l'autostima.

Tutti noi abbiamo delle difese individualizzate e personali che corrispondono al nostro modo abituale di confrontarci con le situazioni problematiche,con le tensioni e di rispondere ad esse.
La preferenza per un certo tipo di difesa psichica dipende da molti fattori:

  • dal temperamento cioè dalla predisposizione a rispondere in un determinato modo;
  • dalle diverse frustrazioni ed esperienze traumatiche subite che hanno portato ad attivare determinati meccanismi difensivi piuttosto che altri;
  • da ciò che i genitori ci hanno trasmesso riguardo al come reagire e difendersi, attraverso anche il loro esempio;
  • attraverso delle esperienze che hanno rinforzato l'attivazione di determinate modalità difensive

I meccanismi di difesa hanno queste caratteristiche:

  • Possono essere normali e favorenti l'adattamento ( se utilizzati per bervi periodi) o patologici ( se permanenti, diventando meccanismi rigidi)
  • Sono una funzione di difesa inconscia dell'IO che non va negata
  • Sono meccanismi inconsci per cui la persona non ne è consapevole, li agisce senza rendersene conto

I meccanismi di difesa

I meccanismi di difesa possono essere primari oppure secondari.

I meccanismi di difesa primari sono:

  • Il ritiro
  • La negazione
  • Il controllo onnipotente
  • L'idealizzazione e la svalutazione
  • La proiezione e l'introiezione
  • La scissione dell'Io

I meccanismi di difesa secondari sono:

  • L'isolamento
  • L'intellettualizzazione
  • La razionalizzazione
  • La compartimentalizzazione
  • L'annullamento
  • Il rivolgersi contro il Sé
  • La conversione
  • Lo spostamento
  • La formazione reattiva

I meccanismi di difesa primari

Rimozione: è il meccanismo di difesa a cui Freud dedicò più tempo, consiste nell'allontanare dalla coscienza fatti, eventi, desideri, pensieri, emozioni, che risultano incompatibili con il mondo esterno e con il Super-Io, chiudendoli nell'Inconscio
I meccanismi di difesa primari

Il ritiro: Eccessivamente stimolato e bombardato da richieste il bambino si addormenta per allontanarsi da una realtà sentita come opprimente e frustrante. In negativo tale meccanismo in età adulta allontana la persona dalla partecipazione attiva alla soluzione dei problemi, il soggetto si ritira in se stesso chiudendo ogni porta con il mondo circostante ed evitando di mettersi in gioco. In positivo esso è un fuga psicologica e fisica dalla realtà che non viene però distorta ma se ne prendono le distanze.

La negazione: consiste nel negare una realtà oggettiva anche dinnanzi a fatti evidenti e concreti, in tal modo si affrontano le cose spiacevoli rifiutando di accettare che accadano ed esistano.
Ad esempio una persona che si rifiuta di fare una visita medica perché teme di avere esito negativo, oppure il negare che un genitore sia violento, il negare di essere tossicomani, alcoolisti, etc…

Il pensiero onnipotente: sentirsi il centro dell'universo e non accettare l'esistenza degli altri ed il fatto che essi agiscono in maniera indipendente, è segno di pensiero soggettivo ed egocentrico. Questo pensiero predispone a non riconoscere i propri limiti e responsabilità, viene minato l'interscambio paritetico a favore del rapporto soggettivistico in cui la persona pensa e ragiona come se tutti fossero come ella stessa. Non c'è distinzione tra Io e Tu, la persona non comprende che il mondo non va sempre come ella desidera o pensa.

L'idealizzazione: attraverso l'idealizzazione la persona scansa dalla coscienza ricordi ed emozioni spiacevoli mantenendo solamente gli aspetti positivi. Ad esempio un bambino che pensa che i genitori siano infallibili e perfetti, in grado di proteggerlo sempre da tutti i pericoli sono quelle persone che credono che tutto sia bello e tutti siano buoni, con una visione infantile e fabulistica della vita. Ancora un esempio quando un genitore muore e si è spinti a ricordare solamente le cose belle del defunto e allontanare la visione completa e reale.

La svalutazione: è l'opposto dell'idealizzazione, indica atteggiamenti di svalutazione al fine da rendere una situazione, oggetto o persona innocua per favorire la propri autostima e fiducia e per nascondere dei sensi di inferiorità. Esempio arriva sul lavoro una persona nuova che secondo noi compie errori molto grossi ed anziché valorizzare ciò che fa la svalutiamo.

La proiezione: significa attribuire ad altri ( persone, fatti o situazioni) ciò che rifiutiamo di noi stessi, è una modalità per deresponsabilizzarsi. Esempio non è colpa mia se sono stato lasciato è colpa della mia partner che è stata cattiva e mi ha trattato male. Ancora non è colpa mia se vado male a scuola ma è colpa dei professori che sono intolleranti e severi; ancora un bambino che se la prende con il tavolo contro il quale a ha sbattuto, attribuisce ad esso la colpa del suo male;

L'introiezione: viceversa dalla proiezione significa considerare proveniente dall'interno qualcosa che è in realtà proveniente esterno, significa attribuirsi degli atteggiamenti e pensieri che in realtà non sono propri ma che sono giunti dall'esterno. Questo porta a colpevolizzarsi.
Esempio una persona che si dice che è severa e si colpevolizza per questo quando in realtà tale atteggiamento o pensiero è stato introiettato perché appreso dai propri genitori. Significa fare propri atteggiamenti, comportamenti affettivi ed intellettivi che appartengono ai genitori e che abbiamo registrato.

La scissione dell'Io: divisione in due parti dell'Io per cui si mostrano solamente le parti buone all'esterno e quelle ritenute più cattive vengono nascoste o agite di nascosto. Ciò deriva da pregiudizi e giudizi severi provenienti dall'esterno che hanno portato la persona a nascondere parti di sé e mostrarsi un bravo ragazzo. separazione degli aspetti buoni e degli aspetti cattivi.