Aspetti tecnici della Formula 1 - seconda parte
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Aspetti tecnici della Formula 1 - seconda parte

Gli aspetti tecnici della Formula 1, le accelerazioni laterali e verticali e le implicazioni sul pilota.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Accellerazioni laterali

Le alte velocità di percorrenza delle curve ad ampio raggio generano accelerazioni trasversali che possono arrivare fino a 5 G(1) e si scaricano sul fisico del pilota per periodi prolungati.

Le cinture di sicurezza a 6 punti di attacco provvedono ad ancorare perfettamente al sedile anatomico il corpo, lasciando la testa, le braccia e le gambe non vincolate alla vettura.

I muscoli del collo in particolare, non avendo nessun appoggio, devono opporre una forte resistenza, anch'essa di tipo isometrico ed eccentrico, pari allo spostamento di 25/30 kg per vincere i 5 G di accelerazione laterale ed impedire che il capo venga inclinato sul lato opposto al raggio di curvatura, posizione che renderebbe, tra l'latro, impossibile la completa visione del tratto di pista da percorrere.Inoltre se 5 G possono essere considerati come picco massimo di accelerazione laterale, dobbiamo considerare i valori medi di tanti altre tipi di curve che compongono un circuito.

Queste possono essere mediamente di 2-3 G che protratti per 4/5 secondi a seconda del raggio di curvatura, comportano uno sforzo medio sul capo del pilota, sulla braccia e sulla zona lombo-sacrale di 15-20 kg per ogni giro di una corsa.

Accellerazioni verticali

Vale a dire le sollecitazioni dovute alle asperità del tracciato e dei cordoli, le quali portano tali accelerazioni a raggiungere i 10-12 G, paragonabili ai valori prodotti da un razzo in fase di partenza, ma per una durata dell'ordine di frazioni di secondo e quindi non in grado, fortunatamente, di determinare effetti sensibili sull'irrorazione ematica cerebrale.

Queste sollecitazioni sono protratte solo per un tempo relativamente breve, altrimenti l'elevato grado di forza di gravità non sarebbe sopportabile dall'organismo umano.

Piuttosto la continua ripetitività di tali sollecitazioni, che si susseguono incessantemente ad una frequenza di 6-8 hertz, portano spesso ad acute patologie di origine osteo-articolare e muscolare.

Le sospensioni prive di escursioni e i sedili rigidi sono la principale causa, ma anche la posizione di guida non proprio fisiologica contribuisce ad aggravare il quadro. La posizione semisdraiata a gambe alte assunta dal pilota, in cui l'appoggio sul fondo della vettura è rappresentato dalla regione ossea sacro-coccigea, non consente ai muscoli glutei di espletare una funzione ammortizzante.

Inoltre la posizione comporta un atteggiamento cifotico di tutta la colonna vertebrale, che descrive un arco unico la cui concavità è rivolta in avanti. Si tenga presente che, solitamente, la colonna vertebrale è disposta a formare 4 curve fisiologiche, che consentono una ottimale funzione di assorbimento degli urti.

Proprio i tratti cervicale e lombare, rappresentano le sedi di maggiori problemi che, talvolta, arrivano ad interessare l'origine delle radici nervose scatenando violente crisi dolorose.

In un paio di occasioni ho visto piloti ritirarsi dalla gara in preda a dolori insopportabili alla regione cervicale perdendo progressivamente la sensibilità sulle braccia (formicolii alle punte delle dita); oppure sovraccarichi sulla zona lombare che si scatenano sugli arti inferiori fino a renderli completamente privi di forza e di sensibilità, tanto che negli ultimi giri non erano in grado di avvertire se i piedi erano a contatto con i pedali.